IL RISORGIMENTO COME NON LO AVETE MAI SENTITO SUONARE E CANTARE! 
Risorgimental Pop - CD
Canto per i Mille Ë stato, il 2 luglio 2011, innanzitutto un concerto pop tenuto sopra un
palcoscenico ai cui piedi si stendeva una piccola distesa di papaveri di carta: un movimentato
omaggio musicale a uníepopea coraggiosa con il suo repertorio di ballate ñ pop
appunto ñ che nellíOttocento risorgimentale si sono scritte e cantate. Una musica molto
popolare, intonata ovunque e che si Ë gonfiata di bocca in bocca. Se, da una parte, la
colonna sonora dellíepoca Ë stata firmata da musicisti come Verdi e Bellini, dallíaltra, poeti,
parolieri, compositori meno noti, se non addirittura anonimi, hanno provveduto a raccontare
in forma pi˘ semplice le esperienze e i sentimenti nati da quella stagione.
Il concerto, che si Ë potuto ascoltare a Custoza agli inizi di luglio, ha voluto dare una possibile
risposta anche alla questione di come, oggi, si possano proporre quei brani ñ e alcuni
sono tuttora molto conosciuti. Come si potevano suonare e cantare allíepoca? O piuttosto
ñ e questa Ë stata la via scelta ñ come si potrebbero interpretare oggi, con i suoni che un
buon gruppo rock Ë abituato a estrarre dai propri strumenti?
Il manifesto del concerto, concepito da Roberto Solieri, racconta molto bene quello che si
Ë inteso fare. In esso, si mostra un garibaldino che suona la chitarra elettrica. Il volto del
garibaldino Ë originale, storico: si tratta infatti, di quello di Antonio Galletto, genovese nato
nel 1838 (aveva dunque ventidue anni quando sbarcÚ con Garibaldi a Marsala, nel 1860);
mentre il busto, le gambe e le mani appartengono a Chuck Berry, uno di quelli che ha
rivoluzionato la musica del ë900 e che, tra líaltro, ha inventato il Duck Walk o, come si dice
nella nostra lingua, il passo dellíanatra, quasi un passo di danza eseguito mentre suona
la chitarra. Se erano quelli i presupposti, occorreva cercare la ìcompagniaî che li avrebbe
potuti mettere in scena. Michele Ascolese, superbo chitarrista, ha accettato líincarico di
orchestrare i brani in programma e di comporre la band, i cui nomi sono nel gotha degli
strumentisti italiani: Maurizio Verna, Maurizio Meo, Daniele Pomo, Denis Negroponte.
Ma chi le avrebbe cantate quelle antiche canzoni? Un unico artista o, piuttosto, pi˘ di
uno? Per offrire un panorama pi˘ ampio di vocalit‡ e di sensibilit‡ che, tra líaltro, avreb
be permesso di proporre lo stesso brano in differenti
versioni, si Ë scelta la seconda soluzione. Nel cast sono
finiti, cosÏ, il raffinato chansonnier Mimmo deí Tullio, che
del concerto Ë stato uno dei promotori, Stefano ìCiscoî
Bellotti, uno dei fondatori dei Modena City Ramblers dal-
la innegabile fisionomia garibaldina, líironico e delicato
Roberto ìFreakî Antoni, leader storico degli Skiantos e,
poi, le cantautrici Veronica Marchi e Raffaella Benetti,
tra le pi˘ interessanti artiste della nouvelle vague
canora italiana. E poichÈ líOttocento Ë anche bandistico,
non poteva mancare una vera Wind Orchestra, come
la Banda sociale di Aldeno diretta dal maestro Paolo
Cimadon.
CiÚ che le canzoni avrebbero evocato ñ fatti ed emozioni
di uníepoca trascorsa ñ avrebbero, poi, trovato una
singolare rispondenza nel luogo che avrebbe ospitato il
concerto, un antico cascinale nelle vicinanze di Custoza.
Il cascinale della Cavalchina, a poche centinaia di
metri dallíabitato di Custoza e dove, oggi, Ë in funzione
un delizioso agriturismo, ha tutti i titoli per entrare in un
atlante del Risorgimento italiano. A parte la bellezza del
luogo, Ë proprio lÏ che si Ë svolta parte della furibonda
battaglia del giugno del 1866. Eí lÏ che Ë caduto Stefano
Messaggi, ventiseienne luogotenente dellíesercito italiano,
che sei anni prima aveva seguito Garibaldi in Sicilia e
le cui spoglie sono raccolte nellíOssario di Custoza, solo
a qualche centinaio di metri di distanza.
Il titolo del concerto, Canto per Mille, aveva una ragione
díessere ben precisa, con quel sua insistere sulla centralit‡
del ruolo di Garibaldi e delle sue imprese nel processo
di unificazione dellíItalia. Su Garibaldi, straordinaria
figura di guerriero taumaturgo, continua a permanere
uníaura scintillante. Se quello dellíunificazione Ë stato un
processo complesso e certo non determinato in partenza,
non ineluttabile, le passioni che hanno mosso popolani,
borghesi, nobili, analfabeti e letterati, spretati, spiriti
liberi, politici e donne a stringersi attorno a Garibaldi
possiedono ancora un grande fascino, che emana da un
mondo che ha attraversato líOttocento di corsa, come in
preda a quello che ñ non saprei definirlo altrimenti ñ appare
come uno stato di grazia. CosÏ, il concerto ha voluto
rendere omaggio a una delle pi˘ belle ballate che abbia
prodotto líepopea dei Mille. Si chiama Camicia rossa,
musicata nel 1860 da Luigi Pantaleone su versi di Rocco
Traversa. CíË la storia di una generazione, lÏ dentroÖ
le aspettative, le ansie, le speranze che ogni generazione
dovrebbe augurarsi di poter avereÖ
Eí calata la sera sulla terra e nel chiarore lunare i volontari,
accompagnati dai propri congiunti, si raccolgono a
Quarto. Si avvicina líora della partenza di una delle pi˘
formidabili per quanto incerta avventura del nostro Ottocento.
ìUsciti che fummo sulla via maestra ñ avrebbe
scritto, ricordando quei mesi, Giuseppe Bandi, uno dei
Mille ñ trovammo un visibilio di gente a piedi e in carrozza.
Era una folla avida di vederci, di salutarci; [Ö] erano
babbi, mamme, fratelli, sorelle, figliuoli, che venivano a
dire addio ai loro cariÖ Da ogni parte baci, singhiozzi,
saluti, mazzi di fiori, strette di mano, e uno sventolar di
fazzoletti e un agitar di cappelliî.
» stato nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1860.
Canto per i Mille è stato, il 2 luglio 2011, innanzitutto un concerto pop tenuto sopra un palcoscenico ai cui piedi si stendeva una piccola distesa di papaveri di carta: un movimentato omaggio musicale a un’epopea coraggiosa con il suo repertorio di ballate – pop appunto – che nell’Ottocento risorgimentale si sono scritte e cantate. Una musica molto
popolare, intonata ovunque e che si è gonfiata di bocca in bocca. Se, da una parte, la colonna sonora dell’epoca è stata firmata da musicisti come Verdi e Bellini, dall’altra, poeti, parolieri, compositori meno noti, se non addirittura anonimi, hanno provveduto a raccontare in forma più semplice le esperienze nate da quella stagione.
Il concerto, che si è potuto ascoltare a Custoza agli inizi di luglio, ha voluto dare una possibile risposta anche alla questione di come, oggi, si possano proporre quei brani – e alcuni sono tuttora molto conosciuti. Come si potevano suonare e cantare all’epoca? O piuttosto – e questa è stata la via scelta – come si potrebbero interpretare oggi, con i suoni che un
buon gruppo rock è abituato a estrarre dai propri strumenti?
Il manifesto del concerto, concepito da Roberto Solieri, racconta molto bene quello che si è inteso fare. In esso, si mostra un garibaldino che suona la chitarra elettrica. Il volto del garibaldino è originale, storico: si tratta infatti, di quello di Antonio Galletto, genovese nato nel 1838 (aveva dunque ventidue anni quando sbarcò con Garibaldi a Marsala, nel 1860); mentre il busto, le gambe e le mani appartengono a Chuck Berry, uno di quelli che ha rivoluzionato la musica del ‘900 e che, tra l’altro, ha inventato il Duck Walk o, come si dice nella nostra lingua, il passo dell’anatra, quasi un passo di danza eseguito mentre suona la chitarra. Se erano quelli i presupposti, occorreva cercare la “compagnia” che li avrebbe
potuti mettere in scena. Michele Ascolese, superbo chitarrista, ha accettato l’incarico di orchestrare i brani in programma e di comporre la band, i cui nomi sono nel gotha degli strumentisti italiani: Maurizio Verna, Maurizio Meo, Daniele Pomo, Denis Negroponte.
Ma chi le avrebbe cantate quelle antiche canzoni? Un unico artista o, piuttosto, più di uno? Per offrire un panorama più ampio di vocalità e di sensibilità che, tra l’altro, avrebbe permesso di proporre lo stesso brano in differenti versioni, si è scelta la seconda soluzione. Nel cast sono finiti, così, il raffinato chansonnier Mimmo de’ Tullio, che del concerto è stato uno dei promotori, Stefano “Cisco” Bellotti, uno dei fondatori dei Modena City Ramblers dalla innegabile fisionomia garibaldina, l’ironico e delicato Roberto “Freak” Antoni, leader storico degli Skiantos e, poi, le cantautrici Veronica Marchi e Raffaella Benetti, tra le più interessanti artiste della nouvelle vague canora italiana. E poiché l’Ottocento è anche bandistico, non poteva mancare una vera Wind Orchestra, come la Banda sociale di Aldeno diretta dal maestro Paolo Cimadon.
Ciò che le canzoni avrebbero evocato – fatti ed emozioni di un’epoca trascorsa – avrebbero, poi, trovato una singolare rispondenza nel luogo che avrebbe ospitato il concerto, un antico cascinale nelle vicinanze di Custoza. Il cascinale della Cavalchina, a poche centinaia di metri dall’abitato di Custoza e dove, oggi, è in funzione un delizioso agriturismo, ha tutti i titoli per entrare in un atlante del Risorgimento italiano. A parte la bellezza del luogo, è proprio lì che si è svolta parte della furibonda battaglia del giugno del 1866. E’ lì che è caduto Stefano Messaggi, ventiseienne luogotenente dell’esercito italiano, che sei anni prima aveva seguito Garibaldi in Sicilia e le cui spoglie sono raccolte nell’Ossario di Custoza, solo a qualche centinaio di metri di distanza.
Il titolo del concerto, Canto per Mille, aveva una ragione d’essere ben precisa, con quel sua insistere sulla centralità del ruolo di Garibaldi e delle sue imprese nel processo di unificazione dell’Italia. Su Garibaldi, straordinaria figura di guerriero taumaturgo, continua a permanere un’aura scintillante. Se quello dell’unificazione è stato un processo complesso e certo non determinato in partenza, non ineluttabile, le passioni che hanno mosso popolani, borghesi, nobili, analfabeti e letterati, spretati, spiriti liberi, politici e donne a stringersi attorno a Garibaldi possiedono ancora un grande fascino, che emana da un mondo che ha attraversato l’Ottocento di corsa, come in preda a quello che – non saprei definirlo altrimenti – appare come uno stato di grazia. Così, il concerto ha voluto rendere omaggio a una delle più belle ballate che abbia prodotto l’epopea dei Mille. Si chiama Camicia rossa, musicata nel 1860 da Luigi Pantaleone su versi di Rocco Traversa. C’è la storia di una generazione, lì dentro…
le aspettative, le ansie, le speranze che ogni generazione dovrebbe augurarsi di poter avere…
E’ calata la sera sulla terra e nel chiarore lunare i volontari, accompagnati dai propri congiunti, si raccolgono a Quarto. Si avvicina l’ora della partenza di una delle più formidabili per quanto incerta avventura del nostro Ottocento. “Usciti che fummo sulla via maestra – avrebbe scritto, ricordando quei mesi, Giuseppe Bandi, uno dei Mille – trovammo un visibilio di gente a piedi e in carrozza. Era una folla avida di vederci, di salutarci; […] erano babbi, mamme, fratelli, sorelle, figliuoli, che venivano a dire addio ai loro cari… Da ogni parte baci, singhiozzi, saluti, mazzi di fiori, strette di mano, e uno sventolar di
fazzoletti e un agitar di cappelli”.
È stato nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1860.
Il CD è in vendita a 10 euro + spese di spedizione. Contattaci per riceverne una copia. |
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